Oggi, più che nel passato, si rischia la vita per patologie che senza la pandemia sarebbero state agevolmente curate. Con l’emergenza Coronavirus corriamo tutti dei rischi, ma c’è chi è più a rischio di altri. I morti da infarto, ad esempio, sono triplicati. Nel nostro paese le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte: 240.000 ogni anno. “Con l’emergenza – spiega il cardiochirurgo Leonardo Patanè – sono tantissime le persone che pur avendo dei sintomi non vanno al pronto soccorso per timore di essere contagiati. C’è di più: i cardiopatici hanno un decorso peggiore dell’infezione da Covid 19 che a sua volta peggiora le condizioni cardiovascolari. Sono frequenti le trombosi, le aritmie, le miocarditi, ma anche l’instabilizzazione di placche coronariche con conseguente infarto miocardico”.

Qual è il rischio negli interventi di cardiochirurgia?

“Un eventuale intervento cardiochirurgico, durante l’incubazione o la fase attiva dell’infezione, comporta un rischio più elevato rispetto alla norma, compromettendone il risultato. E’ anche per questa ragione, oltre che per liberare risorse umane e strutturali, che in questi casi si riduce il numero degli interventi chirurgici. Si operano i malati urgenti, rinviando quelli elettivi. Ma alcuni malati in lista di attesa sono soggetti a complicazioni. E questo è un problema serio”.

Controlli e cure sono fondamentali.

“Assolutamente si. La paura di andare in ospedale ha fatto crescere il numero degli infarti non curati tempestivamente con incremento delle gravi complicanze meccaniche post-infartuali”.

Ed è recentissimo l’allarme lanciato dalla Società italiana di cardiologia secondo cui: “La sospensione degli ambulatori cardiologici, dei reparti e delle unità di terapia intensiva coronarica (Utic) dovuta al Covid rischia di avere conseguenze catastrofiche, con un aumento della mortalità dei pazienti cardiologici“.

Come comportarsi e come curare i cardiopatici?

I malati vanno tutti curati. E chi sta male non deve esitare a rivolgersi al proprio medico che eventualmente consiglierà un consulto specialistico, anche da remoto in videochiamata. Fatta la diagnosi i malati con valvulopatia o coronaropatia andranno curati, se possibile, con i farmaci. Quando la malattia è di grado severo e richiede un intervento si sceglierà, ove possibile, l’opzione meno invasiva come gli interventi percutanei transcatetere”.

Quando ricorrere alla cardiochirurgia?

“Solo quando i sintomi sono gravi e le altre opzioni non sono percorribili. Ma privilegiando, anche in questi casi, gli interventi meno invasivi (interventi a cuore battente, accessi mini-invasivi)”.

Un consiglio saggio?

“Avere sempre a portata di mano il numero del proprio specialista. Il consulto telefonico è quello più immediato e può contribuire a salvare la vita”.

Fonte:

ANSA Siclia
ANSA Press Release