L’intervista

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8 maggio 2018
Il suo ruolo è di “senior consultant” al Centro Cuore di Pedara. Lo stesso ruolo di Maurizio Gentile, l’ultimo nostro intervistato in ordine di tempo. Ma la figura del dott. Leonardo Patanè ha una caratteristica che la rende particolare. Leonardo Patanè è il cardiochirurgo siciliano più longevo visto che ha iniziato la sua attività nel lontano 1976 all’ospedale Ferrarotto di Catania, a soli 24 anni, ed è tutt’ora in attività nella struttura pedarese del gruppo Morgagni.
Dott. Patanè in che consiste esattamente il suo ruolo al Centro Cuore di Pedara?
“L’espressione inglese dice esattamente che sono un consulente anziano. Significa che metto la mia esperienza a disposizione dei colleghi più giovani. E comunque continuo ad operare”.
Adesso vorrei chiederle una cosa un po’ particolare. In molti si chiedono, anche noi ce lo chiediamo, cosa è accaduto per quel che riguarda i trapianti di cuore. Catania tra gli anni 70 e 80 balzò agli onori della cronaca nazionale per il gran numero di trapianti effettuati. Proprio al Ferrarotto dove lei lavorava e muoveva i primi passi da cardiochirurgo. Oggi in Sicilia, a Catania, di trapianti non si parla più. Cosa è accaduto?
“I trapianti per loro natura non sono un intervento particolarmente complicato. L’operazione è normale, certamente non semplice, ma come tante altre operazioni. Ma il trapianto è una vera bestia dal punto di vista organizzativo. Noi qui al Centro Cuore saremmo anche in grado di farli ma la legge vieta i trapianti nelle strutture private. A Catania ci fu il boom al Ferrarotto negli anni 70 e 80 perché in quella struttura pubblica c’era un’equipe formidabile, anche e soprattutto dal punto di vista organizzativo.
Venticinque anni al Centro Cuore di Pedara, in pratica dalla nascita della struttura ad oggi. Quali sono i suoi ricordi più belli?
“Al Centro Cuore ho trovato la mia vera dimensione: di uomo, di medico e di chirurgo. In pratica ho realizzato il mio sogno, il sogno della mia vita. Ricordo in particolare, come fosse ieri, l’aprile del 1996. In quel mese il Centro di Pedara ricevette l’accreditamento da parte della Regione. Un riconoscimento per quel gruppo di quarantenni che eravamo, che avevano scelto il privato e lasciato il pubblico, un riconoscimento soprattutto alla lungimiranza progettuale del prof. Salvatore Castorina. Fu quello davvero uno dei momenti più belli e importanti della mia vita”.
I momenti belli purtroppo spesso si associano a momenti brutti…
“Sì, è vero. E il momento più triste che ho vissuto durante la mia lunga attività di medico è stato quando nel 2002 ho dovuto rinunciare, per motivi organizzativi, alla cardiochirurgia pediatrica. Per me in quei tempi era fantastico avere a che fare con bambini, spesso con neonati. Ne ho salvati tanti, ho ricordi bellissimi. Ancora oggi incontro pazienti che a quei tempi erano piccolissimi e che oggi sono uomini che conducono una vita normale. Era il mio sogno che purtroppo si è infranto e che ha lasciato dentro di me un vuoto incolmabile”.
L’ho chiesto a tutti i suoi colleghi che in questi mesi ho intervistato. Parliamo della sua famiglia.
“Una famiglia normalissima. Sono felicemente sposato e ho quattro figli, due maschi e due femmine. Le ragazze stanno seguendo la mia strada: una lavora come emodinamista qui al Centro Cuore di Pedara, l’altra sta completanto gli studi di Medicina. I ragazzi invece hanno scelto strade completamente diverse. In grande è dottore in Economia ed è sempre in giro per il mondo. l’altro è un matematico. In questo momento è ad Oxford…”
E infine, dott. Patanè, i suoi hobby, le passioni.
“Ho un solo grande amore, una sola grande passione: il mare. Per me il mare è il vero completamento della mia vita, dopo la famiglia e il lavoro. Amo navigare, sentire il profumo delle onde, confrontarmi con l’immensità. Tra me e il mare c’è amore vero…”

Fonte: Gigi Macchi

Diabete, una pandemia dai costi sociali e sanitari vertiginosi

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24 aprile 2018
Vi consiglio di dare un’occhiata a questa interessante intervista. Si parla di diabete di tipo 2, quello dell’adulto/anziano. È uno del peggiori nemici della salute dei nostri organi a partire dal cuore. Pericoloso è sottovalutato da molti poiché non da disturbi…….fino a quando non iniziano le complicanze!!

https://www.insanitas.it/diabete-una-pandemia-dai-costi-sociali-e-sanitari-vertiginosi-ecco-lapprofondimento-di-insanitas/

Il vademecum del buon cardiochirurgo

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19 aprile 2018
Essere empatici: è solo uno dei punti del vademecum del buon cardiochirurgo secondo il Dott. Patanè, esperto in Cardiochirurgia a Catania
Generalmente il rapporto tra medico e paziente che è una componente essenziale nella cura di una malattia, soprattutto nei casi in cui la cura consiste in un intervento chirurgico e ancora di più quando si tratta di chirurgia di alta specialità come la cardiochirurgia. Le capacità professionali e le conoscenze tecniche sono indispensabili, ma questo non basta: bisogna coniugare conoscenze ed esperienza con umanità e disponibilità.
L’approccio con il paziente: la chiave è l’empatia
È bene che sia un rapporto pari grado. Non importa se il paziente è giovane o anziano, se è ricco o povero, se è un semplice operaio o ricopre un’alta carica dello Stato. Quello tra medico e persona ammalata o presunta tale, deve essere un rapporto tra due esseri umani che entrano in sintonia, comunicano sulla stessa lunghezza d’onda ed hanno lo stesso obiettivo: combattere la malattia con l’obiettivo di sconfiggerla. Il compito di stabilire questo rapporto positivo (empatia) spetta soprattutto al medico. Se si entra in empatia, tutto sarà più semplice e, anche se non ancora del tutto dimostrato scientificamente, credo che la percentuale di successo e di guarigione aumenterà.
Medico e paziente devono parlare la stessa lingua
La persona che scopre di avere una malattia al cuore ha paura o quanto meno è preoccupato perché non conosce quello che lo attende. Spesso ha voglia di parlare, altre volte è taciturno. In ogni caso è desideroso di informazioni sulle sue condizioni di salute ed aspetta dettagli sulle possibilità di guarigione, sulle aspettative di vita, in termini di qualità e quantità e su quello che potrà fare in futuro. Ed inoltre, cosa normale, teme l’intervento, a volte ne accetta l’idea più facilmente, altre volte con difficoltà, altre volte ancora la rifiuta. Il medico chirurgo invece affronta quotidianamente queste situazioni e non è influenzato da fattori emozionali. Spetta quindi a lui stabilire un rapporto, al tempo stesso umano e professionale, con il paziente. Spetta a lui mettersi sullo stesso piano, “parlando la stessa lingua” della persona che ha di fronte.
Ascoltare il paziente
Il paziente va innanzitutto messo a proprio agio durante la visita cardiologica, va ascoltato, vanno esaminati i documenti in suo possesso, va visitato e se necessario vanno richiesti ulteriori accertamenti. Dopo va informato in maniera precisa sulla propria malattia, sulle cause e sui provvedimenti da prendere. Se è necessario un intervento, spiegare bene il perché di tale scelta, i pro e i contro. Grazie ai miglioramenti della medicina e delle tecniche chirurgiche oggigiorno è possibile rassicurare il paziente nella maggior parte dei casi, senza però mai sottovalutare o minimizzare i possibili rischi.
In ogni caso, dopo le opportune informazioni, la scelta finale sulla scelta della strategia terapeutica spetta al paziente ed il medico deve accompagnarlo in questa scelta supportandolo.
Il vero cardiochirurgo non va mai in vacanza
Il cardiochirurgo deve essere sempre disponibile, 24/7. Le malattie di cuore infatti non conoscono vacanze, festività, giorno o notte. Questo molto spesso va a discapito della vita privata e della propria famiglia. È difficile trovare un professionista che abbia insieme tutte queste qualità e soprattutto che riesca ad esprimerle in ugual modo tutti i giorni, ma questo è l’obiettivo che dovrebbe guidare il suo lavoro quotidiano.
Ritengo il lavoro del medico sia un lavoro difficile che richiede conoscenza, intuito, capacità tecniche, empatia, impegno, disponibilità e coscienza. Ritengo al tempo stesso che sia un grande privilegio aver la possibilità di contribuire a ridare ad una persona il bene più prezioso, ovvero la salute.

Editor: Valerio Bellio
fonte: https://www.topdoctors.it/articoli-medici/il-vademecum-del-buon-cardiochirurgo

PATOLOGIA DELLA VALVOLA AORTICA E DELL’AORTA ASCENDENTE, DIAGNOSI E TERAPIA.

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11 marzo 2018


Ieri al Centro Cuore Morgagni di Pedara il Workshop su “Patologia della valvola aortica e dell’aorta ascendente”, organizzato dalla Direzione Aziendale e di Dipartimento. Presentate e discusse da rinomati specialisti della materia le attuali possibilità di trattamento chirurgico ed interventistico/percutaneo delle malattie della valvola aortica (stenosi aortica, insufficienza aortica) e degli aneurismi dell’aorta toracica.


Diverse sono le opzioni terapeutiche.
Ma quale è la migliore? Quale opzione dà i migliori risultati immediati e a distanza? Quale è meno rischiosa e procura al paziente il minore “discomfort” possibile? Bisogna preferire l’intervento con approccio chirurgico o l’intervento con approccio trans-catetere?


Ebbene, i pareri concordano nel ritenere che il trattamento va ritagliato sul singolo paziente, dopo aver valutato collegialmente (heart team) il quadro clinico, l’Imaging e le raccomandazioni delle linee guida internazionali. Essenziale la informazione e condivisione del paziente nella scelta del trattamento.

CARDIOMIOPATIA IPERTROFICA: DIAGNOSI E TRATTAMENTO

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4 marzo 2018

Cardiomiopatia Ipertrofica. Congresso “GESTIONE DELL’INSUFFICENZA CARDIACA IN SICILIA. Certezze consolidate e nuove prospettive”.
Sabato 3 marzo 2018 ho partecipato in qualità di Moderatore al Convegno organizzato a Caltanissetta dai colleghi del “Gruppo di lavoro Regionale siciliano sullo Scompenso Cardiaco”. Il Convegno ( responsabile scientifico il dr Francesco Clemenza ) ha fatto il punto sulla Cardiomiopatia Ipertrofica. Si tratta di una malattia non rara, ma ancora non sufficientemente conosciuta, anche se molti passi si sono fatti negli ultimi decenni.
Hanno partecipato in qualità di Faculty specialisti Cardiologi, Cardiochirurghi, Emodinamisti, Aritmologi, Genetisti, Cardiologi Pediatri, Anatomo-patologi, Radiologi.
Sono stati presentati i progressi fatti in campo clinico, fisiopatologico, di diagnostica per immagini e di trattamento.
Grazie ai miglioramenti delle diverse terapie ( farmacologiche, defibrillatore, ablazione transcatetere del setto interventricolare, chirurgia dell’ipertrofia del setto interventricolare e dell’insufficienza mitralica), la Cardiomiopatia Ipertrofica è oggi una malattia che fa meno paura rispetto a ieri. Infatti è curabile con buoni risultati in molti casi. La chirurgia, quando sono presenti sintomi, quando il setto è molto ipertrofico, quando è presente insufficienza mitralica è il trattamento di scelta. L’obiettivo della chirurgia è quello di correggere le alterazioni anatomiche conseguenti alle mutazioni sarcomeriche.
Spesso opportuno nei familiari dei pazienti uno screening clinico e genetico.

Area Cardiochirurgia. Valvulopatia.Terapia antitrombotica.

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16 dicembre 2017

SI é appena concluso il mio primo anno da Chairperson dell’ Area CardioChirurgia dell’ Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO). Ieri si é tenuta a Roma la riunione del Consiglio Nazionale.
Tra le attivitá svolte in questo anno, insieme ai colleghi del Comitato di Cordinamento dell’ Area, la stesura di un Documento di Consenso intersocietario in collaborazione tra ANMCO, Societá Italiana di CardioChirurgia (SICCH) e Gruppo Italiano di studi Emodinamici (GISE). L’argomento del Documento di Consenso é la terapia antitrombotica dopo intervento di sostituzione o riparazione valvolare cardiaca per via chirurgica o per via transcatetere. Il documento sarà pronto per la revisione all’inizio dell’anno prossimo e costituirà un valido supporto per cardiologi, cardiochirurghi, medici di medicina generale. Sarà una guida pratica per adottare, alla luce delle Linee Guida internazionali e della più recente letteratura, la migliore terapia anticoagulante o antiaggregante per i pazienti che hanno avuto un intervento su una delle valvole cardiache. L’argomento è fondamentale poiché la differenza tra una persona che avuto tale tipo di intervento e la popolazione generale sta proprio nel rischio di complicanze tromboemboliche o (all’opposto) emorragiche. Queste dipendono a loro volta da svariati fattori, tra cui di primaria importanza la adeguatezza della terapia antitrombotica.
Molte saranno le conferme su atteggiamenti terapeutici già conosciuti, ma non poche anche le novità che interesseranno i pazienti portatori di protesi valvolari cardiache di tipo meccanico o di tipo biologico, ovvero pazienti che hanno avuto una riparazione di una valvola cardiaca per via chirurgica o per via percutanea, non esclusi i pazienti che hanno avuto una TAVI, cioè un impianto per via percutanea di una protesi biologica in sede aortica.

Relazione Dr. Casselmann all’EACTS

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9 ottobre 2017

Relazione Casselmann

Interessante relazione del Dr. F. Casselmann al meeting annuale dell‘EACTS (European Associations of Cardio Thoracic Surgery) a proposito di rivascolarizzazione della malattia coronarica (PCI e Bypass AortoCoronarico).

 

 

Premesso che i by-pass impiantati su coronarie con stenosi non severe si occludono più frequentemente e che contestualmente la progressione della stenosi coronarica avviene più velocemente nei vasi by-passati, la valutazione preoperatoria della stenosi non solo con metodiche di imaging, ma anche funzionale (FFR) migliora i risultati.

Il Cuore in Cassaforte

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7 ottobre 2017

Fa tappa a Catania la più grande iniziativa nazionale di prevenzione cardiovascolare itinerante.
La “Banca del cuore” nasce su iniziativa di un medico catanese.
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